Sostenibilità
Così tante offerte pubbliche di acquisto e così pochi risparmi...
Sostenibilità
Iniziamo segnalando questo articolo di Alfonso Fuggetta intitolato “La difficile scommessa di Anthropic”, pubblicato su “LaVoce.info”:
[…]i costi dell’infrastruttura e degli investimenti per lo sviluppo dei modelli crescono più rapidamente dei ricavi che dovrebbero coprirli. David Cahn, partner del fondo di venture capital Sequoia, ha calcolato che servono 600 miliardi di dollari di ricavi annui per giustificare l’attuale livello di investimenti.
Per cui i conti non tornano, e qual’è l’ideona? Leggiamo ancora
Per far tornare i conti, Anthropic e OpenAI puntano a un cambio di paradigma: dall’abbonamento per posto di lavoro (subscription per seat) a un prezzo basato sul valore del prodotto. Un agente IA che gestisce il lavoro di un analista junior può essere prezzato a mille-duemila dollari al mese: molto meno dell’intero stipendio del lavoratore (5mila dollari e più), ma molto più dei 20 dollari di ChatGPT Plus. Il problema è che si tratta di una politica di prezzo mai applicata – né dimostrata – su questa scala.
Ci sono quindi due scenari:
Anthropic, OpenAI ecc riescono a convincere il segmento Enterprise di questa cosa, e improvvisamente i costi dell’AI esplodono dentro le aziende. Conseguenza: per ridurre i costi, non tutti i lavori “meriteranno” di essere allocati con l’AI: solo quelli in cui l’automatizzazione “stupida” ha un rischio/beneficio accettabile in rapporto a quanto si risparmia.
I sistemi software ibridi (algoritmi “classici”+ AI service) diventeranno cruciali perché garantiranno precisione e flessibilità operativa.
In questo scenario quindi il software “classico” non muore.
Questa scommessa non riesce in questa forma, e ci si assesta su un aumento più contenuto dei prezzi e/o si sfocia in un meccanismo di revenue di tipo differente (difficile dire quale però). Per es il motore di ricerca di Google fin dalla sua nascita non è mai diventato a pagamento, guadagna con il posizionamento della pubblicità, chiaramente separata dal servizio di ricerca, contrariamente agli approcci di altri motori di ricerca del 2000 (ora falliti), che invece offrivano “boost” basati sul pagamento di una fee.
Evito volutamente scenari “catastrofici” (tipo falliscono tutti, oppure sopravvivono solo le entità che hanno un piede in altri business come Google, Microsoft ecc).
Risparmiare per spendere
Per l’utente finale, diventerà cruciale anche risparmiare i token inviati ai sistemi GenAI: tra i progetti open più interessanti in questo ambito c’è headroom, che riduce il costo dell’uso dei servizi “compattando” il contesto prima di inviarlo al servizio AI, ma consentendo sempre di recuperare il contenuto originale.
Interessante anche Caveman che ha un guizzo ironico in più. Prometto che ne parleremo in uno dei prossimi post.
La foresta brucerà a breve?
Si sta creando un doppio strato di servizi attorno alle GenAI. Ai servizi base offerti da le service provider di AI (Anthropic, OpenAI, DeepSeek, Mistral, Meta…) si accostano servizi di routing e ottimizzazione (OpenRouter) e alcuni servizi di supporto (come dottxt.ai, vedi il loro progetto su github).
Inizialmente pensavo che i big provider avrebbero colmato il gap velocemente, e che il mercato si sarebbe assestato con l’assorbimento delle realtà più piccole (Anthropic e OpenAI stanno comperando delle società nell’indotto) ma in realtà gli scenari sono ancora molto aperti: staremo a vedere.
Nel frattempo, preparate i pop-corn e vediamo cosa succede con le 3 IPO in arrivo.


